Secondo i rapporti ufficiali sull’hashrate di luglio, Canaan ha registrato un impressionante 4,96 exahash al secondo (EH/s) come "hashrate operativo". Peccato che, nelle note a piè di pagina, si legga in caratteri minuscoli e poco appariscenti: "inclusi i siti etiopi, temporaneamente sospesi". Quasi il 35% dell’hashrate dichiarato proviene quindi da miniere ferme da mesi. Chi non si stupisce, forse farebbe bene a guardare più da vicino.
Etiopia: dal sogno all’incubo per i miner
L’Etiopia era un tempo il Sacro Graal dei miner di Bitcoin: elettricità a basso costo, sostegno statale, cosa si può desiderare di più? Eppure, come spesso accade nel mondo crypto, la realtà ha girato più velocemente della curva di un grafico hype. Blackout, instabilità politica e normative altalenanti hanno reso le operazioni sempre più imprevedibili. Canaan stessa aveva già annunciato nel primo trimestre del 2024 che la fattoria etiopica era "temporaneamente inattiva". Eppure, ora tutto questo sembra dover rientrare nei dati sull’hashrate? Si avverte puzza di manipolazione, non di semplice errore.
Truffare, nascondere, ingannare?
Le reazioni del settore sono contrastanti. Da una parte, c’è chi ci vede un classico "enhancement" – un modo per abbellire i numeri e tenere buoni gli investitori. L’analista Max Mustermann di KryptoWatch la mette giù dura: "Se un’azienda classifica miniere sospese come attive senza comunicarlo in modo chiaro e visibile, è semplicemente fuorviante. Questo ci riporta ai tempi in cui metà dei mining pool sparava hashrate doppi."
Dall’altra, c’è chi ipotizza semplicemente delle cantonate. "Magari qualcuno ha tralasciato la nota a pi
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Apri conto Bybit →è di pagina quando i dati sono stati trasmessi a terzi", azzarda la ricercatrice di mercato Lisa Bauer di ChainIntel. Suona vagamente plausibile – ma chi vorrebbe lavorare con un’azienda la cui comunicazione interna è colma di buchi come un formaggio svizzero?
Corso azionario a rischio, SEC alle calcagna?
La faccenda potrebbe diventare davvero scomoda per Canaan. L’azione, debuttata alla Borsa Nasdaq solo a maggio 2024, è già sotto pressione. E se dovesse emergere che gli investitori sono stati attirati con dati falsi? Oltre a vendite di panico, Canaan rischia anche grane con la SEC, l’autorità di vigilanza statunitense. "Se il capitale fluisce sulla base di dati errati, può essere considerato una truffa", avverte l’avvocato Thomas Weber, specializzato in diritto dei mercati finanziari.
Canaan fa marcia indietro – ma quanto è convincente?
Interpellata, Canaan ha fatto un passo indietro: sì, le miniere etiopi sono sospese, ma si sta lavorando per riattivarle. Quando, esattamente? E soprattutto: quando verranno corretti i dati sull’hashrate? Ancora una volta, nulla di preciso. Il crypto-influencer BitcoinBob lo sintetizza in un video su YouTube: "Finché Canaan non dimostrerà di aver rettificato i dati e di aver introdotto meccanismi trasparenti e duraturi, la fiducia degli investitori continuerà a sgretolarsi."
Un campanello d’allarme per tutto il settore
Il caso Canaan non è isolato – è sintomatico. Il settore crypto vive di fiducia, e questa si erode con ogni dato manipolato e ogni spiegazione approssimativa. Se anche player affermati come Canaan non rispettano gli standard di base, è chiaro che servono regole più chiare, controlli indipendenti e, soprattutto, onestà.
Per gli investitori: occhio ai numeri. Per il settore: il prossimo scandalo è dietro l’angolo – a meno che non si impari da casi come questo. Fino ad allora, resta un solo consiglio: il dubbio è a volte la strategia migliore.
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