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Zerohash fallisce con la richiesta di banca fiduciaria negli USA – piani per una nuova versione

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Zerohash fallisce con la richiesta di banca fiduciaria negli USA – piani per una nuova versione
Un passo indietro per l'azienda di infrastrutture crypto che gestisce gli asset digitali per ETrade di Morgan Stanley.
Oggi mi ha davvero sorpreso la notizia: Zerohash, questa promettente azienda di infrastrutture crypto che si occupa della gestione tecnica delle transazioni crypto per la piattaforma di brokeraggio ETrade di Morgan Stanley, ha ricevuto un diniego temporaneo da parte delle autorità di regolamentazione statunitensi nella richiesta di licenza per una banca fiduciaria. Nonostante la comunicazione ufficiale sottolinei che le autorità non siano ancora convinte, Zerohash rimane combattiva e annuncia di voler rivedere e ripresentare la domanda. E credo che sia proprio la reazione giusta.
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Perché Zerohash vuole una licenza bancaria?
Zerohash non è certo un newcomer. Fondata nel 2021 a seguito dell’acquisizione di Core Scientific, l’azienda si è affermata negli ultimi anni come uno dei principali attori nelle infrastrutture crypto, offrendo soluzioni di custodia, liquidità e servizi di regolamento, soprattutto per investitori istituzionali – come dimostra la partnership con Morgan Stanley.
Tuttavia, ecco il problema: in quanto semplice azienda di infrastrutture, Zerohash non è soggetta alla regolamentazione bancaria. Questo comporta limitazioni significative, soprattutto per quanto riguarda la custodia diretta dei fondi dei clienti o la gestione delle transazioni in valuta fiat. Una licenza di banca fiduciaria permetterebbe a Zerohash di superare questi ostacoli, consentendo di:
- Gestire direttamente i fondi dei clienti.
- Elaborare più velocemente i depositi e prelievi in valuta fiat.
- Ridurre le barriere normative per i clienti istituzionali.
Un passo avanti davvero significativo.
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Perché la richiesta è stata respinta – e cosa significa
Le ragioni esatte del rifiuto non sono state comunicate, ma gli esperti avanzano alcune ipotesi plausibili:
1. Le autorità regolatorie statunitensi non sono ancora convinte
Entità come l’OCC (Office of the Comptroller of the Currency) o la Federal Reserve guardano con scetticismo alle “crypto bank”. Sebbene esistano già player autorizzati come Anchorage Digital o Kraken Bank, i requisiti in termini di compliance, gestione del rischio e riserve di capitale sono estremamente rigidi. Zerohash deve dimostrare di poter gestire in modo affidabile i rischi di cybersecurity, la prevenzione del riciclaggio e la stabilità operativa – e non è affatto semplice.
2. La regolamentazione negli USA è un mosaico di norme disomogenee
Mentre alcuni stati, come Wyoming o Texas, sono più progressisti nell’emissione di licenze per gestori di asset digitali, a livello federale manca una linea chiara. L’OCC ha pubblicato linee guida per i payment stablecoin, ma per le banche fiduciarie crypto non esiste ancora una regolamentazione univoca. Zerohash potrebbe essersi trovat

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o in una zona grigia in cui le autorità devono ancora capire come inquadrare una simile licenza.
3. Le crypto negli USA restano un tema controverso
Nonostante l’aumento dell’interesse da parte degli investitori istituzionali, la politica statunitense rimane fortemente scettica. La SEC, sotto la guida di Gary Gensler, ha più volte sottolineato che molti asset crypto potrebbero essere classificati come titoli non registrati. Una licenza bancaria per un’azienda crypto potrebbe quindi essere percepita come un rischio per la stabilità del sistema finanziario.
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Zerohash rimane ottimista – ma cerca alternative
Nonostante il rifiuto, Zerohash mostra determinazione. Nella nota ufficiale si legge: “Siamo delusi dalla decisione, ma la consideriamo parte di un processo più lungo. Il nostro team sta lavorando a una nuova richiesta che soddisfi tutti i requisiti normativi. Parallelamente, stiamo valutando vie alternative per ampliare i nostri servizi.”
Gli esperti ipotizzano che Zerohash possa prendere in considerazione l’ottenimento di una licenza in stati più progressisti come il Wyoming – che ha già autorizzato banche crypto come Kraken Bank. In alternativa, l’azienda potrebbe stringere partnership con banche già autorizzate per offrire alcuni servizi.
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Perché è importante – e cosa significa per il mercato crypto USA
Se Zerohash dovesse ottenere la licenza, le conseguenze sarebbero di vasta portata:
- Gli investitori istituzionali avrebbero a disposizione un’interlocutore regolamentato e affidabile per la custodia di Bitcoin e altre criptovalute.
- Le banche tradizionali potrebbero entrare più facilmente nel settore crypto, utilizzando l’infrastruttura di Zerohash.
- Gli USA potrebbero rafforzare la propria posizione come hub globale crypto, soprattutto dopo che paesi come Singapore, la Svizzera o l’UE hanno introdotto regolamentazioni più avanzate.
Allo stesso tempo, il caso Zerohash mostra quanto sia lenta e complessa la regolamentazione crypto negli Stati Uniti. Mentre alcuni paesi accettano Bitcoin come mezzo di pagamento legale, le aziende statunitensi devono ancora confrontarsi con barriere burocratiche e incertezze normative.
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La mia conclusione: un altro passo in un lungo percorso
Il rifiuto della richiesta di Zerohash non è motivo di rassegnazione, ma un simbolo delle sfide che le aziende crypto devono affrontare negli USA. Il fatto che l’azienda stia già lavorando a una versione rivista dimostra che non si tratta di arrendersi, ma di riflettere strategicamente.
Ed è proprio questo di cui ha bisogno il mercato crypto statunitense: pazienza, perseveranza e la volontà di superare gli ostacoli normativi. Zerohash può aver fallito per ora, ma sono convinto che non si darà per vinta. E forse è proprio questo l’approccio giusto per riportare gli USA ai vertici dell’infrastruttura crypto globale.

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