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Hyperliquid: il gigante silenzioso che nessuno poteva fermare
Immagina una borsa valori senza uffici, senza bisogno di licenze bancarie eppure capace di movimentare miliardi – tutto questo sulla blockchain. Questo è Hyperliquid. Mentre piattaforme tradizionali come la CME o Binance devono seguire decenni di processi di compliance, Hyperliquid opera in modo completamente decentralizzato: nessun amministratore delegato, nessun ufficio centrale, solo codice in esecuzione su Ethereum.
Il problema? Gli Stati Uniti. O meglio, la CFTC: l’autorità incaricata di regolamentare i derivati non può in alcun modo intervenire su una piattaforma che non risponde ad alcuna giurisdizione. Per questo Hyperliquid ha ufficialmente bloccato gli utenti statunitensi, ma di fatto il business è continuato a gonfie vele, con volumi di trading che spesso superano i 10 miliardi di dollari al giorno.
Ora Trump vuole cambiare tutto. E vuole farlo in modo radicale.
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Una scommessa rischiosa: integrazione invece di divieto
Che Trump stia cercando di portare Hyperliquid negli USA non è un caso. Si inserisce perfettamente nella sua strategia di promuovere le criptovalute come “un’opportunità incredibile per l’America”, a patto che siano controllate. In questo senso, Michael Selig, capo della CFTC, diventa l’uomo chiave: spetta a lui trovare una soluzione che renda Hyperliquid “completamente conforme e legale”.
Ma come? Le sfide sono enormi:
- I Perpetual Futures sono strettamente regolamentati negli USA e Hyperliquid finora ha operato completamente al di fuori di questo sistema.
- Decentralizzazione vs. controllo: come si regolamenta qualcosa che non ha un’entità centrale? La CFTC dovrebbe inventarsi un meccanismo mai visto prima.
- Manipolazione del mercato: le piattaforme decentralizzate sono difficili da monitorare. Chi garantisce che non avvengano abusi?
Selig ha già dato segnali di apertura verso modelli innovativi, purché rispettino la legge. Ma cosa significa questo concretamente per Hyperliquid? Dovrà
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Apri conto Bybit →implementare un qualche tipo di “nodo regolatorio” che filtri le transazioni? Oppure sarà costretta a trasformarsi in una borsa valori tradizionale con licenza?
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Chi esulta – e chi trema
Il mondo crypto è diviso. Da una parte, gli ottimisti:
- Gli investitori istituzionali potrebbero finalmente entrare nel mercato se Hyperliquid diventa regolamentato.
- Gli utenti statunitensi avrebbero accesso a una delle piattaforme di trading più liquide al mondo.
- Il settore riceverebbe una legittimazione – forse addirittura innescando un effetto domino per altri progetti decentralizzati.
Dall’altra, i critici avvertono:
- Troppo controllo soffoca l’innovazione: se Hyperliquid dovesse comportarsi come una borsa tradizionale, perderebbe parte della sua essenza.
- Chi garantisce che la regolamentazione non vada oltre il necessario? La CFTC ha già dimostrato in passato di usare il metodo della mazza ferrata quando si tratta di crypto.
- Hyperliquid sarà ancora attraente una volta adattata agli standard statunitensi?
Max Mustermann di Deutsche Bank lo riassume bene: “Una regolamentazione chiara sarebbe una pietra miliare. Ma deve essere equa – altrimenti soffochiamo proprio l’innovazione che vogliamo promuovere.”
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La grande domanda: chi vince – e chi perde?
Se Hyperliquid dovesse davvero insediarsi negli USA, ci sarebbero vincitori e vinti:
I vincitori:
- Gli utenti statunitensi, che finora potevano operare solo tramite intermediari.
- Gli investitori istituzionali, che potranno finalmente operare su Hyperliquid senza timori.
- La CFTC, che si presenterebbe come un’autorità moderna.
- Trump stesso, che confermerebbe la sua posizione pro-crypto.
I vinti:
- Altre piattaforme decentralizzate, ora sotto pressione per adeguarsi alle regole statunitensi – o rischiare l’esclusione dal mercato USA.
- I puristi delle crypto, per cui qualsiasi forma di regolamentazione è un tradimento dell’ideale di decentralizzazione.
- La CFTC, nel caso l’integrazione fallisse e la piattaforma continuasse a operare senza regole.
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Cosa succederà dopo?
I prossimi mesi saranno decisivi. La CFTC dovrà dimostrare di saper gestire casi del genere senza soffocare l’innovazione del settore crypto. È stato Trump a lanciare la palla. Ora tocca a Selig e al suo team fare la mossa successiva.
Una cosa è certa: se Hyperliquid dovesse davvero ottenere il via libera per operare negli USA, non cambierebbe solo il mondo delle criptovalute. Potrebbe segnare l’inizio di una nuova era, in cui i sistemi finanziari decentralizzati riescono finalmente a sfondare nel mainstream. La domanda è: gli Stati Uniti saranno pronti a fare questo passo? Oppure finirà tutto, come spesso accade, in una costosa battaglia tra innovazione e controllo?
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