L’argomentazione dei rappresentanti del settore sembra inizialmente ragionevole: le stablecoin in auto-custodia, cioè quelle che gli utenti detengono nei propri wallet, rappresenterebbero un rischio per il sistema finanziario. In particolare, destano preoccupazione le transazioni dirette one-off, in cui qualcuno converte le proprie stablecoin in fiat senza intermediari. «Abbiamo bisogno di regole chiare», afferma un portavoce della Blockchain Association – che probabilmente intende soprattutto: abbiamo bisogno di controllo. Che questo avrebbe conseguenze sull’auto-custodia e sulla decentralizzazione del mercato crypto è chiaro. Ma chi ascolta davvero gli avvertimenti quando esiste la possibilità di minimizzare i rischi?
La comunità crypto lancia l’allarme
E la scena crypto non è affatto entusiasta. «Se per vendere le mie criptovalute devo aprire un conto bancario, viene meno il concetto stesso delle criptovalute», afferma un analista di Messari. Il punto è che finora gli utenti potevano convertire le proprie stablecoin in fiat tramite exchange decentralizzati o piattaforme peer-to-peer – senza dover registrarsi da nessuna parte. Proprio questo era il fascino: la sovranità finanziaria.
Ma ora anche questo potrebbe essere messo in discussione. Emittenti come Circle (USDC) o Tether (USDT) dovrebbero introdurre processi di KYC e AML più rigorosi – il che, pur aumentando la trasparenza, farà lievitare i costi per gli utenti e spingerà fuori dal mercato i piccoli operatori. E chi detiene le proprie stablecoin
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Un patchwork globale?
Il problema è che stablecoin come USDT sono utilizzate a livello globale. Una regolamentazione statunitense avrebbe quindi ripercussioni in tutto il mondo. Paesi con leggi crypto più liberali, come la Svizzera o Singapore, potrebbero posizionarsi come alternative attraenti – mentre gli Stati Uniti rischierebbero di perdere il proprio ruolo di leader nell’innovazione. E gli utenti? Si troverebbero di fronte a un dilemma: più sicurezza, ma meno libertà. Oppure il contrario?
Il governo statunitense si trova di fronte a una vera e propria prova di forza. Il gruppo di lavoro del presidente sui mercati finanziari (President’s Working Group on Financial Markets) ha già classificato le stablecoin come rilevanti per la stabilità finanziaria nel 2020, ma all’interno dell’amministrazione Biden le opinioni sono divergenti. La ministra delle Finanze Janet Yellen punta su un controllo più rigoroso, mentre la SEC sotto Gary Gensler spinge per una loro classificazione come titoli finanziari. Dove ci porterà questa vicenda? Ancora non è chiaro.
Il futuro delle stablecoin – un precedente
Una cosa è certa: questa discussione continuerà a tenere occupata a lungo l’intera industria crypto. La domanda non è solo come combattere il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, ma anche quanta libertà siamo disposti a sacrificare in nome della sicurezza. Da una parte ci sono coloro che chiedono una regolamentazione più stringente, dall’altra quelli che mettono in guardia dal rischio di soffocare l’innovazione. E gli utenti? Si trovano nel mezzo – e sperano che il delicato equilibrio tra sicurezza e libertà non si spezzi del tutto.
Nei prossimi mesi sapremo se conserveremo un sistema finanziario in cui gli utenti possono decidere autonomamente del proprio denaro, oppure se finiremo invischiati in un groviglio di burocrazia e vincoli. Una cosa è comunque chiara: la battaglia per il futuro delle stablecoin è appena iniziata.
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