Perché ora? Il Pakistan tra innovazione e controllo
Il Pakistan si trova di fronte a un dilemma classico: da un lato, il mercato delle criptovalute sta crescendo – secondo la State Bank of Pakistan (SBP) e la Securities and Exchange Commission of Pakistan (SECP), ogni anno vengono scambiati oltre 1 miliardo di dollari in asset virtuali. Dall’altro, la situazione giuridica finora era un vero e proprio patchwork. Molte aziende operavano in una zona grigia, una situazione che non soddisfava né i consumatori né le autorità.
Il primo ministro Shehbaz Sharif e il suo governo hanno capito una cosa: se non si mette un freno a questa situazione caotica, si rischiano fenomeni illegali come il riciclaggio di denaro o il finanziamento del terrorismo. Ecco perché il Pakistan ha scelto la via del controllo invece che del divieto – un approccio simile a quello adottato da altri paesi come India e Tailandia.
VARA: la nuova autorità con grandi responsabilità
La Virtual Assets Regulatory Authority (VARA) esiste ufficialmente dal marzo 2024 e ha il compito di regolamentare criptovalute, NFT e simili. Asim Javed, direttore della VARA, lo ha sintetizzato così:
«Vogliamo creare un ambiente sicuro per gli investitori – ma chi non rispetta le regole, verrà cacciato.»
E le regole sono severe:
- Antiriciclaggio (AML) e identificazione del cliente (KYC): ogni piattaforma deve sapere con chi tratta.
- Requisiti patrimoniali: almeno 50 milioni di rupie pakistane (circa 175.000 dollari statunitensi) devono essere depositati.
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- Tassazione: ovviamente, anche i guadagni digitali devono essere dichiarati.
Chi supera questi ostacoli paga una tassa di 1 milione di rupie pakistane (3.500 dollari statunitensi) e ottiene una licenza – inizialmente valida per tre anni.
Reazioni contrastanti: speranze e frustrazioni
Non tutti sono entusiasti. Ali Raza, CEO di una piattaforma di trading locale, vede la regolamentazione in modo positivo:
«Finalmente abbiamo certezza giuridica! Questo attirerà più investitori.»
Altri, come Sarah Khan, sviluppatrice blockchain di Lahore, criticano le barriere economiche troppo alte:
«Le startup non possono permettersi queste cifre. Invece di multe, bisognerebbe incentivare l’innovazione!»
Probabilmente ha ragione, ma il governo pakistano ha scelto la via della sicurezza. Chi non si adegua, viene escluso.
Tendenze internazionali: il Pakistan si allinea al trend globale
Il Pakistan non è un caso isolato. Paesi come India, Tailandia e Filippine stanno regolamentando le criptovalute, mentre altri, come la Cina, le vietano completamente o, come El Salvador, le accettano come mezzo di pagamento.
Il Pakistan ha scelto la via di mezzo: regolamentazione invece che divieto. Funzionerà? Lo vedremo nei prossimi mesi.
La scadenza si avvicina: chi non agisce, perde
Per chi sta ancora esitando: il tempo sta per scadere. Dal 5 settembre le cose si faranno serie:
- La VARA effettuerà controlli a campione.
- La PTA bloccherà l’accesso alle piattaforme non autorizzate.
- Si stima che il 30–40% degli attuali operatori potrebbe essere costretto a uscire dal mercato.
Questo potrebbe portare a una concentrazione del mercato – chi resterà avrà campo libero. Se sia una cosa positiva o negativa, lo dirà il tempo.
Conclusione: un passo verso il futuro – con ostacoli
Il Pakistan sta entrando in un territorio nuovo. Il governo vuole promuovere l’innovazione ma al contempo minimizzare i rischi. Ci riuscirà? I prossimi mesi ce lo diranno. Una cosa è certa: chi vuole operare nel settore delle criptovalute in Pakistan deve affrettarsi. La scadenza del 5 settembre non è negoziabile.
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