Perché la SEC vuole queste regole – e perché sono così controverse
Gary Gensler, l’instancabile presidente della SEC, da anni spinge per una regolamentazione più severa del mercato crypto. Ora il suo obiettivo sono i custodi, ovvero le aziende che conservano in sicurezza bitcoin, ethereum e altre criptovalute per i clienti. L’attuale bozza non si limita a richiedere un semplice sistema di sicurezza: sono previsti standard di sicurezza più elevati, controlli regolari e una rigorosa separazione tra i fondi dei clienti e il patrimonio delle aziende. In apparenza sembra ragionevole, no?
Ma qui le cose si fanno spinose: le nuove regole allargano il concetto di “custodia qualificata” fino a includere, in futuro, non solo azioni e obbligazioni, ma anche criptovalute gestite da custodi registrati. La SEC sostiene che ciò serva a proteggere gli investitori. I critici, invece, vedono dietro questa mossa un tentativo deliberato di imbrigliare il settore crypto, soffocando l’innovazione.
Devo essere onesto: questa discussione mi ricorda i primi giorni di internet. All’epoca si dibatteva di regolamentazioni troppo severe, che alla fine avrebbero avvantaggiato solo i grandi player. E temo che possa succedere lo stesso anche qui.
La Casa Bianca come prossimo ostacolo – e la domanda delle domande
Prima che le nuove regole entrino in vigore, dovranno passare attraverso la Casa Bianca. Un processo che spesso dura mesi e nel quale ancora molti aspetti restano avvolti nel mistero. La SEC ha indicato ottobre come traguardo, ma se ci riuscirà è tutto da vedere. Perché i dettagli restano segreti. Il bozza di aprile 2023 fornisce solo una cornice generale – la versione definitiva potrebbe essere completamente diversa.
Gli esperti sospettano che la segretezza sia voluta: l’obiettivo è minimizzare l’influenza dei lobbisti. Ma, siamoci sinceri: come possono le aziende prepararsi a regole che non conoscono? E che impatto avrà tutto questo sul mercato? Sono domande che in questo momento si pongono tutti coloro che lavorano nel settore crypto.
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Il mondo delle criptovalute è spaccato. Alcuni accolgono con favore le regole più severe, poiché promettono maggiore sicurezza per gli investitori. Altri temono per la loro stessa esistenza – in particolare i piccoli custodi e le startup, che non potranno permettersi i nuovi requisiti. Il rischio è essere spazzati via dal mercato o dover stringere costose partnership con grandi player come Coinbase o Fidelity.
Un rappresentante di una piattaforma crypto tedesca, che preferisce restare anonimo, lo dice senza mezzi termini: “La SEC sta usando un cannone per uccidere una mosca. La maggior parte dei custodi già oggi lavora con standard di sicurezza elevati. Queste ulteriori imposizioni faranno salire i costi e scoraggeranno nuovi operatori.”
Anche all’interno della stessa SEC ci sono voci contrarie. Hester Peirce, commissaria democratica, ha già in passato avvertito che le norme potrebbero essere eccessive. Il suo timore: la SEC sta oltrepassando i suoi poteri e soffocando l’innovazione sul nascere.
Cosa succederà dopo – e cosa significa per il mercato
Se le regole dovessero entrare in vigore così come sono state formulate, le conseguenze sarebbero di vasta portata. Gli investitori istituzionali, come hedge fund o fondi pensione, sarebbero costretti a trasferire i loro asset crypto a custodi registrati – il che limiterebbe la liquidità del mercato. Contemporaneamente, i piccoli operatori si troverebbero con l’acqua alla gola: o si fondono con i grandi o escono dal mercato.
E poi c’è l’incertezza. Le aziende che non sanno cosa le aspetta potrebbero bloccare progetti già pianificati – finché non ci sarà chiarezza. Una situazione tossica per un settore che già lotta contro numerose difficoltà.
Conclusione: la discussione è ancora lontana dalla fine
Fino a ottobre tutto resta in sospeso. Se le regole dovessero essere approvate, le aziende coinvolte avrebbero forse 12-18 mesi per adeguarsi. Ma chi pensa che tutto filerà liscio senza battaglie legali?
Una cosa è certa: il dibattito sulla regolamentazione crypto negli Stati Uniti si farà sempre più acceso. Mentre la SEC punta sul controllo, altri chiedono un approccio più bilanciato – uno che non soffochi l’innovazione. Nei prossimi mesi scopriremo se gli USA riusciranno a mantenere il loro ruolo di polo globale crypto o se una regolamentazione eccessiva finirà per metterli in secondo piano.
E io mi chiedo: alla fine vincerà davvero la protezione degli investitori… o solo la burocrazia? La risposta potrebbe plasmare il nostro mercato crypto per anni a venire.
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