Ma perché tanta severità? La Thailandia ha avuto negli ultimi anni un rapporto ambivalente con le criptovalute: da un lato, nel 2023 è stato uno dei primi paesi in Asia ad autorizzare gli ETF su Bitcoin ed Ethereum. Dall’altro, il governo teme rischi come l’uscita di capitali o il riciclaggio di denaro. Con le nuove regole, si vuole impedire agli investitori thailandesi di depositare i propri soldi su piattaforme estere come quelle degli Stati Uniti o di Singapore. Tutto dovrà invece passare attraverso la SET e i custodi locali – un segnale inequivocabile: qui rimane il vostro denaro.
Tuttavia, non tutti sono entusiasti. I critici avvertono che norme così restrittive potrebbero frenare l’innovazione e spingere gli investitori verso paesi vicini come Singapore o Malesia. Inoltre, l’esclusività della SET potrebbe distorcere la concorrenza e avvantaggiare i piccoli operatori. E poi c’è la questione della conformità con gli standard internazionali: la FATF (Financial Action Task Forc
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Apri conto Bybit →e) potrebbe storcere il naso, e anche la Banca Centrale thailandese (Bank of Thailand) potrebbe sollevare obiezioni. Dopotutto, una regolamentazione eccessiva potrebbe ridurre la liquidità.
Il settore crypto reagisce a più voci. Alcuni lodano il piano come un passo verso maggiore sicurezza e trasparenza, altri temono per il futuro del trading di criptovalute nel paese. Un esperto locale del settore sintetizza così:
"Se la Thailandia vuole davvero giocare un ruolo da protagonista nel mondo crypto, dovrebbe promuovere l’innovazione, non limitarla. Regole troppo strette potrebbero garantire sicurezza nel breve termine, ma a lungo andare spaventare gli investitori."
Altri, invece, vedono nell’iniziativa un’opportunità per le imprese locali. La piattaforma crypto Bitazza accoglie positivamente la mossa definendola un percorso verso un "ecosistema regolamentato e sicuro" e sottolineando che norme eque e trasparenti potrebbero rafforzare la fiducia degli investitori.
Ora è in corso una consultazione pubblica fino al 20 settembre 2024. Se la proposta verrà approvata, potrebbe entrare in vigore già nel 2025. Ma fino ad allora restano molte domande aperte: come verranno trattati gli operatori stranieri già presenti sul mercato thailandese? E come troverà il paese l’equilibrio tra controllo e competitività?
Certo è che il mondo delle criptovalute osserva con attenzione Bangkok. Come andrà a finire? Il tempo lo dirà. Ma una cosa è chiara: la Thailandia si trova di fronte a una delle decisioni più difficili in tema di regolamentazione crypto.
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