I riacquisti come motore per la tokenomica
Immaginate un’azienda che compra azioni proprie per ridurre l’offerta e aumentare il valore delle azioni rimaste. Ecco cosa stanno facendo molti progetti crypto, ma con i token invece che con le azioni. Comprano le proprie monete sul mercato e le bruciano, riducendo così la quantità in circolazione. Il risultato? Un’offerta più scarsa, che – se la domanda rimane stabile o cresce – dovrebbe sostenere il prezzo.
Hyperliquid, un progetto ancora giovane (lanciato solo nel 2023), ha applicato questo modello in modo particolarmente rigoroso. Da inizio anno, la piattaforma ha investito oltre 638 milioni di dollari in riacquisti, più di qualsiasi altro progetto crypto nel 2024. Ma da dove arriva tutto questo denaro? La risposta sta nelle commissioni di trading.
Le commissioni come carburante per i riacquisti
Hyperliquid trattiene una parte consistente delle entrate generate dalle commissioni di trading e le utilizza per ricomprare i token HFT (il token nativo della piattaforma). È un approccio interessante, perché molti altri progetti DeFi distribuiscono invece le commissioni ai fornitori di liquidità o agli staker. Ma non è un po’ rischioso? Dopotutto, commissioni troppo alte potrebbero scoraggiare i trader, e questo significherebbe la fine della crescita.
A prima vista, sembra un circolo perfetto: più trading genera più commissioni, che permettono di ricomprare più token. Ma cosa succede se i mercati non sono performanti? O se un concorrente arriva con commissioni più basse? In quel caso, il modello potrebbe vacillare.
La grande sfida: la sostenibilità
Il problema principale dei modelli basati sui riacquisti
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Apri conto Bybit →è l’equilibrio. Hyperliquid ha il vantaggio di aver adottato fin dall’inizio una tokenomica deflazionistica, ovvero con meno token in circolazione. Ma cosa succede con le emissioni? Molti progetti partono con modelli inflazionistici, in cui vengono continuamente coniati nuovi token per ricompensare staker e fornitori di liquidità. Se i riacquisti non sono abbastanza consistenti da bilanciare queste nuove emissioni, il valore del token potrebbe crollare nel lungo termine.
Hyperliquid cerca di aggirare questo problema progettando una tokenomica intrinsecamente più scarsa. Ma sarà sufficiente? I mercati sono imprevedibili, e se il volume di trading crolla, sarà più difficile finanziare i riacquisti.
Hyperliquid vs. i player consolidati
Hyperliquid non è l’unico a seguire questa strategia. Binance, il più grande exchange crypto al mondo, lo fa da anni con il suo programma BNB Burn. La differenza? Binance finanzia i suoi riacquisti con una percentuale fissa dei profitti, mentre Hyperliquid attinge direttamente dalle commissioni di trading.
Binance ha il vantaggio della dimensione e della notorietà, ma Hyperliquid dimostra che anche progetti giovani con tokenomiche innovative possono crescere rapidamente. Tuttavia, manca ancora la prova che questo modello sia davvero sostenibile nel tempo.
Conclusione: un boom a breve termine o la chiave del successo?
I riacquisti sono senza dubbio uno strumento potente per aumentare la domanda di un token. Ma, come spesso accade nel mondo crypto, tutto dipende dalle condizioni di mercato:
- La situazione del mercato: in un mercato bear, il volume di trading – e quindi le entrate per i riacquisti – diminuisce.
- La concorrenza: se esistono alternative più economiche, i trader se ne vanno.
- La regolamentazione: in alcuni paesi, i riacquisti potrebbero essere considerati manipolazione di mercato.
Hyperliquid ha dimostrato che i riacquisti possono funzionare – almeno per ora. Ma se il modello sia davvero sostenibile lo scopriremo nei prossimi anni. Una cosa è certa: il mondo crypto osserverà attentamente questa strategia. E se dovesse funzionare, molti progetti la seguiranno. Restiamo in attesa!
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