Come l’Iran utilizza le cripto da anni
Immaginate di voler vendere petrolio, ma le banche bloccano ogni transazione. Cosa fare? L’Iran ha trovato una risposta: le criptovalute. Soprattutto nel commercio di petrolio e nell’approvvigionamento di tecnologia, imprese statali e semi-statali fanno affidamento sulle valute digitali. Un esempio classico è la compagnia di navigazione iraniana IRISL Group. Già nel 2020 finì nel mirino delle autorità statunitensi perché utilizzava portafogli crypto per nascondere i pagamenti relativi ai trasporti marittimi. E non è un caso isolato. Secondo rapporti di think tank come la Foundation for Defense of Democracies (FDD), le autorità iraniane hanno costruito, tramite intermediari e società schermo all’estero, intere reti per eludere le sanzioni.
Per me sembra quasi la trama di un film di spionaggio: una rete di mining farm che scavano Bitcoin per finanziare progetti militari. L’Iran ha potenziato il settore del mining negli ultimi anni – non per la tecnologia in sé, ma per il profitto. L’elettricità sovvenzionata dallo Stato rende l’estrazione estremamente economica. E mentre gli Stati Uniti ora colpiscono queste farm, viene da chiedersi: quanti altri metodi ha ancora l’Iran per mantenere in funzione la propria economia?
Chi è colpito ora – e perché non è un caso
Le ultime sanzioni del Dipartimento del Tesoro statunitense colpiscono 22 persone e aziende – incluse società in Cina, Emirati Arabi Uniti e Malesia. Perché proprio questi paesi? La risposta è semplice: sono snodi cruciali per il commercio iraniano. In particolare, finiscono nel mirino:
- Mining farm in Iran: gli USA accusano diversi operatori di aver reinvestito i profitti del mining crypto direttamente nel programma nucleare e nelle attività militari iraniane. Non è un affare da poco: l’Iran ha investito massicciamente negli ultimi anni per espandere le proprie capacità di mining.
- Exchange e broker crypto: diverse piattaforme registrate negli Emirati Arabi Uniti e a Singapore avrebbero fornito agli utenti iraniani accesso ai mercati globali – non solo per operazioni legali, ma anche per riciclaggio e finanziamento di attività vietate.
- Società schermo e prestanome: come sempre accade con le sanzioni, gli interessati ricorrono a reti di imprese complesse. Questa volta, gli Stati Uniti hanno smantellato alcune di queste
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Come gli USA vogliono bloccare la via di fuga digitale
Non basta più per gli USA imporre sanzioni tradizionali. Ora agiscono su un piano tecnologico:
- Regole più stringenti per gli exchange crypto: tutte le piattaforme registrate negli USA devono verificare con maggiore accuratezza se le transazioni hanno legami con l’Iran. I protocolli Know-Your-Customer (KYC) diventano più rigorosi, anche per pattern transazionali complessi.
- Strumenti di analisi blockchain: aziende come Chainalysis o TRM Labs collaborano strettamente con le autorità statunitensi. Scansionano la blockchain alla ricerca di transazioni sospette e tracciano portafogli collegati ad indirizzi iraniani.
- Pressione sui partner internazionali: gli USA chiedono ad altri paesi di adottare misure simili. In particolare, sono nel mirino gli exchange svizzeri e liechtensteinesi, notoriamente meno regolamentati.
Per me, questa è una sorta di guerra digitale. Gli USA cercano di isolare l’Iran nel mondo digitale, mentre Teheran lavora contemporaneamente a soluzioni alternative.
La risposta dell’Iran: resistenza nonostante le sanzioni?
La leadership iraniana reagisce con la consueta miscela di sdegno e sfida. “Le sanzioni sono illegali e violano il diritto internazionale”, afferma il portavoce del Ministero degli Esteri Nasser Kanaani. Allo stesso tempo, si sottolinea che si continuerà a fare affidamento sulle criptovalute per mitigare le conseguenze economiche della politica statunitense.
“Intensificheremo i nostri sforzi per rafforzare l’economia digitale”, ha dichiarato il governatore della Banca centrale iraniana, Mohammad Reza Farzin. In effetti, negli ultimi mesi l’Iran ha investito massicciamente in una propria criptovaluta statale – il Digital Rial. Ma che questo progetto riesca davvero a decollare è tutto da vedere. Gli ostacoli tecnici sono enormi, e l’isolamento internazionale certo non aiuta.
Conclusione: un nuovo campo di battaglia – e chi ne uscirà vincitore?
Le attuali sanzioni statunitensi contro l’economia crypto iraniana rappresentano molto più di un semplice episodio in un conflitto ormai vecchio. Dimostrano come la lotta per il potere economico si stia spostando nello spazio digitale. Se l’Iran cerca di sopravvivere attraverso l’innovazione e strategie di aggiramento, gli USA puntano su regolamentazione, sorveglianza e cooperazione internazionale.
Funzionerà? Forse – almeno nel breve periodo. Ma la storia insegna che le sanzioni spesso portano a soluzioni creative impreviste. Pensiamo a Tornado Cash o agli exchange decentralizzati (DEX), quasi impossibili da controllare. Allo stesso tempo, una regolamentazione sempre più stringente del settore crypto potrebbe avere l’effetto opposto: rendere le criptovalute ancora più attraenti come sistema finanziario alternativo, indebolendo così nel lungo periodo il potere degli USA nel gioco globale.
Una cosa è certa: questo conflitto è tutt’altro che finito. E non si decider
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