È come un thriller: da un lato, miliardi freschi che affluiscono nel mondo delle criptovalute; dall’altro, una bomba macroeconomica sul punto di esplodere. I titoli del Tesoro USA a 30 anni hanno superato la soglia del 4,6% – un livello che non si vedeva dal 2007. E non è un caso. Rendimenti più alti per investimenti sicuri li rendono improvvisamente più attraenti, mentre asset rischiosi come gli ETF cripto subiscono una forte pressione. All’improvviso, quegli afflussi così promettenti sembrano un fuoco di paglia: belli da vedere, ma forse destinati a spegnersi presto.
Markus Voss di Alpha Quant lo ha riassunto perfettamente: "Se le aste del Tesoro non dovessero registrare la domanda attesa, la pressione sugli asset rischiosi aumenterebbe ulteriormente". E ha ragione. Il governo statunitense intende collocare questa settimana titoli per un valore di 183 miliardi di dollari. Non sono certo briciole. Se la domanda dovesse deludere, i rendimenti salirebbero ancora, e le criptovalute p
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Ricordo ancora i tempi in cui il settore delle criptovalute si vendeva come "non correlato" – oro digitale che viveva di vita propria, indipendente dalle fluttuazioni dei mercati tradizionali. Ma oggi? Oggi sembra che il settore stia lentamente comprendendo di non essere più un fenomeno di nicchia. È cresciuto, ed è quindi vulnerabile agli stessi meccanismi che influenzano azioni e obbligazioni.
Lisa Bauer della Frankfurt School of Finance avverte giustamente: "Gli attuali flussi di capitale sono impressionanti, ma per gran parte si basano sulla speculazione". E non sbaglia. Molti investitori si sono buttati sul treno nella speranza di guadagni rapidi. Ma se la liquidità dovesse diventare più scarsa e i tassi continuare a salire, la festa potrebbe finire molto in fretta.
Cosa significa tutto questo per noi investitori? Semplicemente questo: dobbiamo restare vigili. Gli ETF cripto non sono più una macchina automatica di profitti. Chi investe dovrebbe analizzare non solo i grafici, ma anche tenere d’occhio la politica monetaria globale. Perché una cosa è certa: le criptovalute possono anche rappresentare una rivoluzione, ma anche le rivoluzioni possono essere frenate dai mercati.
La settimana prossima ci dirà se la corsa degli ETF ha abbastanza forza per resistere ai venti contrari macroeconomici. Oppure se assisteremo solo a un entusiasmo passeggero. Io, intanto, trattengo il respiro.
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