OpenAI ha attirato l’attenzione – e non sempre in modo positivo – con la sua nuova funzione "Agentic ChatGPT". Presentata come un avanzamento nell’interazione con l’intelligenza artificiale, questa tecnologia solleva seri interrogativi sulla privacy. Secondo alcune segnalazioni, infatti, il chatbot potrebbe operare in alcuni casi nei account degli utenti anche senza un’esplicita autorizzazione, persino per lunghi periodi.
Come funziona la funzione "Agentic ChatGPT"?
Immagina di poter dire semplicemente: "Prenotami un volo da Berlino a Monaco per il 15 ottobre" e lasciare che l’IA si occupi del resto, mentre tu ti dedichi ad altro. Suona pratico, non è vero? È proprio questo ciò che promette OpenAI con la sua nuova funzione "Agentic AI". Ma c’è un problema: il chatbot rimane attivo anche dopo aver chiuso la scheda del browser.
Questo significa che, anche dopo esserti disconnesso e aver fatto altro, ChatGPT potrebbe continuare a operare nei tuoi account – su Google, Facebook o persino nel tuo conto bancario. OpenAI sottolinea che l’IA non memorizza né legge le password, ma sfrutta la sessione di accesso già attiva dell’utente per proseguire il suo lavoro. E questo è un problema.
Protezione della password vs. persistenza della sessione: qual è il rischio?
Tecnicamente, OpenAI ha ragione: l’IA non vede la tua password. Tuttavia, se sei già loggato su Google, Microsoft o un social network, ChatGPT può accedere ai tuoi dati tramite quella sessione – e lo fa anche dopo aver chiuso la chat.
Questo solleva alcune domande scomode:
1. Attività invisibili: Se l’IA continua a funzionare in background, potrebbe accedere a dati sensibili o eseguire azioni senza che tu te ne accorga.
2. Mancanza di controllo: Molti utenti non sanno che la loro sessione rimane attiva oltre la chat. Anche chiudendo la scheda, l’IA potrebbe continuare a operare.
3. Vulnerabilità: Un attaccante che ottenesse accesso alla tua cronologia chat o alla sessione potrebbe teoricamente eseguire ulteriori azioni, come inviare email o caricare file.
OpenAI risponde: "Nessun accesso alle password, ma il rischio della sessione persiste"
OpenAI ha reagito alle critiche chiarendo che l’IA non memorizza né legge le password. Tuttavia, il pr
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Apri conto Bybit →oblema della persistenza delle sessioni rimane. Una portavoce dell’azienda ha dichiarato: "L’utente rimane loggato mentre l’IA lavora. Se chiude la chat, in alcuni casi l’IA può continuare a operare in background".
Ma per quanto tempo rimane attiva la sessione? E come possono gli utenti assicurarsi che l’IA non continui a funzionare inavvertitamente? OpenAI non fornisce risposte chiare. L’unica soluzione è disconnettersi manualmente da tutti gli account – un procedimento scomodo che vanifica la comodità della "Agentic AI".
Esperti di privacy lanciano l’allarme: "Un precedente pericoloso"
Gli esperti di protezione dei dati suonano l’allarme. "Se un’IA opera nei account di un utente senza un controllo attivo, rappresenta un rischio di sicurezza enorme", avverte un portavoce di un’associazione dei consumatori. Il problema maggiore, secondo gli esperti, è la mancanza di trasparenza su come si comporta l’IA.
"Molti utenti danno per scontato che un chatbot smetta di funzionare dopo aver chiuso la scheda. Ma se la sessione rimane attiva, l’IA potrebbe continuare a operare in background – e non si tratta più di un pericolo teorico".
Cosa possono fare gli utenti?
OpenAI consiglia di disconnettersi manualmente da tutti gli account al termine della sessione. Tuttavia, questa non è una soluzione praticabile, soprattutto se l’IA deve completare compiti più lunghi. Alcuni esperti chiedono quindi misure di sicurezza più rigorose:
- Limiti di tempo per le sessioni persistenti: l’IA dovrebbe terminare automaticamente la sessione dopo un certo periodo.
- Notifiche chiare: gli utenti devono essere informati tempestivamente quando l’IA è attiva in background.
- Opt-in invece di opt-out: la funzione dovrebbe essere disattivata di default, richiedendo una conferma esplicita da parte dell’utente.
Conclusione: progresso con rischi
La funzione "Agentic ChatGPT" di OpenAI rappresenta senza dubbio una pietra miliare nello sviluppo dell’IA. Tuttavia, porta con sé seri dubbi sulla privacy. Nonostante OpenAI sottolinei che le password non sono a rischio, permane il pericolo delle sessioni persistenti – e questo potrebbe creare problemi a lungo termine.
Gli utenti dovrebbero quindi essere cauti e riflettere attentamente a quali account collegano l’IA. Finché OpenAI non fornirà soluzioni chiare ai rischi per la sicurezza, "Agentic ChatGPT" rimarrà un esperimento affascinante, ma anche rischioso.
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