Il motivo? L’ombra della politica monetaria. Negli ultimi giorni i rendimenti delle obbligazioni globali hanno raggiunto livelli record, in particolare quelli dei titoli di Stato statunitensi decennali. Questo significa che gli investimenti tradizionali come i bond tornano improvvisamente appetibili, attirando capitali che altrimenti confluirebbero in asset più rischiosi come le criptovalute. "La correlazione tra Bitcoin e asset rischiosi come le azioni tech è aumentata sensibilmente nelle ultime settimane", spiega la dott.ssa Anna-Lena Bergmann dell’Università di Francoforte. "Quando gli investitori vedono rendimenti interessanti nei bond, inevitabilmente risentono anche gli investimenti più speculativi come Bitcoin". E infatti: la volatilità di Bitcoin è scesa a livelli pluriennali, uno scenario che non si osservava dalla noiosa fase laterale del 2019/2020.
Questo, in fondo, risponde a una logica. Quando i tassi salgono e i bond diventano più attraenti, meno denaro affluisce verso investimenti speculativi. Bitcoin, che si propone come "oro digitale" e protezione dall’inflazione, perde fascino in un contesto del genere. A ciò si aggiunge la diffidenza verso il settore, acuita da fallimenti come quello di Mt. Gox, FTX e altri ancora. "Le normative restano poco chiare, e molti operatori istituzionali
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Apri conto Bybit →preferiscono aspettare prima di prendere posizione", sottolinea Bergmann.
Ma c’è anche un’altra prospettiva. Alcuni analisti vedono nella bassa volatilità un segno di maturità del mercato Bitcoin. "Una dinamica dei prezzi più stabile indica che il mercato sta diventando più professionale", afferma Lena Hartmann di Bitpanda. "Gli investitori istituzionali stanno entrando gradualmente, portando una struttura di mercato più equilibrata". Non è un caso che sempre più aziende stiano aggiungendo Bitcoin ai loro bilanci e che esistano prodotti finanziari come gli ETF su Bitcoin.
Per gli investitori retail, tuttavia, la situazione attuale è frustrante. La stretta fascia di trading rende difficile individuare buoni punti di ingresso o di uscita. E il rischio di movimenti improvvisi – magari scatenati da una decisione inattesa della Fed – rimane alto. "Chi investe in Bitcoin deve farlo con un piano chiaro e una tolleranza al rischio sufficiente", consiglia il consulente finanziario Thomas Weber. "Queste condizioni non sono motivo di panico, ma non invitano nemmeno a speculazioni azzardate".
Le prossime settimane ci diranno se Bitcoin riuscirà a fuoriuscire dalla sua stretta fascia di trading. Un ulteriore aumento dei rendimenti obbligazionari o una Fed restrittiva potrebbero pesare ulteriormente sul suo valore. Al contrario, segnali macroeconomici più positivi o chiarimenti normativi potrebbero ridargli slancio. Una cosa è certa: il tempo in cui Bitcoin era trainato solo dall’hype è finito. Ora la criptovaluta dovrà dimostrarsi all’altezza in un ambiente più complesso – e solo il tempo ci dirà se ci riuscirà. Nel frattempo, rimane un asset ad alto potenziale di guadagno, ma anche di rischio.
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