Il progetto CHESS, un tempo osannato come un grande successo, avrebbe dovuto modernizzare il sistema di regolamento della ASX – più veloce, trasparente e sicuro. Tuttavia, ciò che era stato annunciato come una rivoluzione nel mondo della borsa si è concluso in un disastro finanziario e reputazionale. Solo pochi mesi fa l’iniziativa è stata bruscamente interrotta dopo anni di ritardi e costi esorbitanti.
Ma il vero dramma sta venendo a galla solo ora: secondo documenti interni e testimonianze di insider, già in passato erano stati segnalati problemi, che però furono sistematicamente ignorati. Nessuna menzione dei problemi tecnici della soluzione blockchain nei rapporti pubblici. Al contrario, l’ASX ha diffuso per anni comunicati trionfalistici, come se tutto procedesse secondo i piani. Un portavoce ha ammesso, in un’intervista ai media, che vi erano state “rappresentazioni fuorvianti”, ma ha sottolineato come ogni decisione fosse stata presa nel migliore interesse degli azionisti. Molti investitori, però, non sembrano convinti.
“Se l’ASX sapeva che il progetto era destinato al fallimento e per anni ha diffuso segnali positivi, ciò potrebbe essere interpretato come manipolazione di mercato”, afferma il dottor Thomas Bauer, esperto di diritto finanziario di Monaco. Particolarmente delicata è la situazione: pare che alcuni ex-dirigenti abbiano ricevuto, già anni fa, perizie interne che prevedevano il fallimento. Tuttavia, invece di agire di conseguenza, questi rapporti sono stati tenuti nascosti.
Ora i responsabili non solo rischiano l’ira degli azioni
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Apri conto Bybit →sti, ma anche concrete conseguenze legali. I rappresentanti degli azionisti chiedono un’inchiesta indipendente e minacciano una class action. “Valuteremo se gli ex amministratori abbiano violato i loro doveri di diligenza”, annuncia Bauer.
I numeri del fallimento sono impressionanti: lanciato nel 2015, il progetto era inizialmente costato 250 milioni di dollari USA. In seguito, i costi sono saliti a oltre 160 milioni di dollari australiani (circa 100 milioni di euro), prima che il progetto venisse interrotto bruscamente all’inizio del 2022. La motivazione della sospensione sono state “carenze tecniche” della soluzione blockchain – ma senza fornire dettagli.
Esperti come Lisa Meier di “ChainTrust Berlin” non vedono in ciò un caso isolato: “Molte aziende sottovalutano la complessità dei progetti blockchain. Se poi si aggiunge anche una mancanza di trasparenza, il rischio per gli investitori diventa concreto”. L’ASX stessa, comunque, assicura di voler “trarre tutti gli insegnamenti da questo progetto” e di voler continuare a perseguire la tecnologia blockchain – ma su scala più ridotta. Per gli azionisti danneggiati, però, questa presa di coscienza arriva troppo tardi.
Le richieste sono chiare: risarcimenti e conseguenze a livello personale. “I responsabili devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni”, dichiara un portavoce dell’iniziativa azionistica “FairASX”. Se effettivamente si arriverà a una causa legale dipenderà dagli esiti delle inchieste interne e delle verifiche da parte delle autorità. L’autorità di vigilanza australiana ASIC ha già annunciato di voler esaminare più da vicino il comportamento dell’ASX.
Se dovesse essere confermato il sospetto di manipolazione di mercato, la borsa non solo rischia pesanti sanzioni, ma anche una grave perdita di fiducia da parte degli investitori a livello globale. Il caso dell’ASX mostra ancora una volta che i progetti blockchain non sono una passeggiata – e che, se le aziende trascurano i propri doveri, il prezzo da pagare può essere molto alto. Proprio nel senso letterale del termine.
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